Film | Crediti

Day one
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Day eight


:: 2 02 03: day five ::

Il mio amico mi ha chiesto di fare un resoconto di come lui abbia convinto 24 amici a salire su una barca, a Milano, questa domenica.
Si sa che un amico è un amico e chi lo trova c'ha culo.
Non è questo però il pensiero che sfiora le ventiquattro persone che convengono come cospiratori il giorno 2 febbraio alle 14:30 presso una darsena deserta ed illividita dai venti del nord.
B. Chatwin si chiede in un suo libro: Che ci faccio qui?
Perchè ho detto si? E' la domanda che sussurra dalle labbra screpolate dei 20 adulti.
I 4 bambini sono stati crudelmente ingannati. Hanno quindi l'aria festosa che si addice a un bambino. Una pargoletta addirittura brandisce come spada un retino policromo, e io segretamente tremo, oltre che per il freddo, al pensiero degli schizzi equorei che sicuramente delizieranno gli astanti.

Fatta la conta ci muoviamo a passi rigidi come una colonna di condannati verso il barcone.
Una delle partecipanti tenta di simulare zoppia per evitare la consegna. Folle! Non solo viene caricata comunque sul barcone ma Villamira prende nota sul taccuino del suo nome: in caso di difficoltà nel periglioso traghettare sarà la prima ad essere buttata come inutile zavorra ai pesci (ai topi?).
Con occhio clinico distinguo dall'espressione del viso, più o meno sofferente, la segreta bardatura adottata per affrontare il freddo: calzamaglie, pancera, maglietta gibaud, grasso di foca...tutto quanto l'ingegno umano abbia progettato per fronteggiare la natura crudele e matrigna dell'inverno.
Per altro io stesso, voce narrante, manterrò saldamente i guanti persino nelle operazioni più delicate quali l'esplorazone delle narici.

Partiamo. Il rombo del motore copre le voci. Mentre ci stacchiamo da terra un fremito ci prende.
Commozione o freddo?
Avanziamo. Astutamente, per evitare la comunicazione e quindi eventuale ammutinamento, il comandante della nave manda a tutto volume una registrazione della storia dei navigli.
Un'ala di folla stupita si volge al nostro passaggio ed io rimpiango di non aver portato con me la cerbottana per colpire coloro i quali esibiscono sorrisi sfrontati ed un poco irridenti.
I bambini tentanto più volte il tuffo. La cosa non verrà per nuocere, costituendo una sana ginnastica per chi lo impedisce.

I dotati di telecamera o macchina fotografica cominciano freneticamente ad usarla. Giuro che mi sforzo, ma non so cosa ci sia di imperdibile nel panorama, o nei nostri visi, loro fissano le cose inquadrate dall'obbiettivo e forse lì, nella magica macchina delle immagini, tutto acquista un senso.
Le fragili pareti di plastica che dovrebbero interporsi fra noi e gli elementi atmosferici fanno passare tutto il vento, incanalandolo anzi in maligni spifferi. Altresì impediscono, causa sporco secolare e conseguente spettacolare deflessione della luce, la visione verso l'esterno.
I più coraggiosi si spingono sulla prua. Ivi opera, lo ricordo ai distratti, la "bambina con il retino",
che raccoglie in sequenza: un mozzicone di sigaretta, un tappo di plastica parzialmente deformato, un oggetto di lattice del quale chiede spiegazioni ai genitori...

Ci si dice cose tipo -Beh non fa così freddo o -Un po' come Amsterdam. C'ero. Non credetegli.
Fa assolutamente così freddo, e non sembra affatto Amsterdam.
Io stesso, a tempo debito, fui irretito dalla sirena ingannatrice del capotribù - Così vedi i navigli da dentro...
Ho visto il Danubio da dentro ed è mica male. I navigli? Posso giurarvi che, per me, è proprio come vederli dalle ripe. Sarò un insensibile...
Una coppia di anatre mi fulmina con uno sguardo attento e perplesso.
Un movimento di protesta sorto spontaneamente dopo un girotondo ed un sit-in di protesta riesce ad ottenere lo spegnimento del commento sonoro ai navigli, permettendo ai partecipanti di passare dal linguaggio dei segni a una più tradizionale trasmissione orale.

Arriva ben presto il momento in cui veniamo comandati a scendere dal naviglio (inteso sia come barca che come corso d'acqua) e percorrere con aria indifferente un tratto di riva e un ponte. Verremo filmati, in qualità di attori che arrivano a teatro, o spettatori che vanno a teatro, o passanti davanti a teatro, o assaltatori del teatro, non so, e so che è meglio non fare domande.
I ceppi invisibili che tengono il nostro destino avvinto alla barca vengono celati da sguardi assorti e perduti nell'infinito orizzonte.
Ma non c'è da farsi illusioni...
-Buona la prima -. La voce stentorea del Villamira agghiaccia gli animi. Nemmeno il tempo di riprendersi e il battello del destino ci strappa ancora alla terra madre.

Il seguito non è gran conto. Il freddo piano piano, buccia a buccia penetra fino alle ossa, i pochi viveri e bevande vengono distribuiti ai bambini e alle donne, alcuni si assopiscono ma vengono scossi, prima che il sonno si faccia eterno.
Approfittando di corpi e animi fiaccati il crudele comandante con un colpo di mano disconosce i precedenti accordi e diffonde (rigorosamente al massimo volume) canzoni milanesi ai più incomprensibili.
I
l pensiero della minzione invade tutti noi.

La barca torna indietro all'imbrunire, una mano provvidenziale ha abbassato il livello del naviglio impedendo la deportazione a Boffalora.
Scendendo a terra ci disperdiamo come passeri verso le rispettive case. Fieri in verità.
L'azzurro cielo di febbraio ci ha piegato, ma infine abbiam compiuto quanto ci è stato chiesto
In fin dei conti un amico è un amico (e io ho il raffreddore).

Jonnyswamp

 

 


Day five (3’22”)

Musiche:
George Baker Selection - Little green bag
Da "La traviata" di G. Verdi, Parigi o cara eseguita da Daniela Stigliano e Carlo Torriani
Charles Trenet - La mer

Riprese:
alexthecat, Bruno Tartaggia
Montaggio:
alexthecat